L'Ufficio I.A.T. fino alla fine di febbraio 2019 resterà aperto solo le DOMENICHE e svolgerà il seguente orario: 10:30 - 12:30 • 16:00 - 18:00
Per le visite al Museo dei Fossili e per i gruppi organizzati fuori orario si potrà contattare, durante l'orario d'ufficio, il nostro addetto ai seguenti numeri: 0722.989004 (INT. 5) - 338.8768981
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I SIMBOLI DELLA CHIESA TEMPLARE DI S. LUCIA IN APECCHIO di Floriana Bartolucci

Che cosa è il simbolo? La parola greca symbolon deriva dal sanscrito e significa: riunisco, raccolgo, metto insieme. Nell'antichità si chiamava simbolo, a Roma "tessera ospitalis", un oggetto che veniva spezzato in due parti ognuna delle quali era custodita da una famiglia.
Facendo combaciare le due parti dell'oggetto esprimeva il vincolo che univa gli individui della famiglia stessa, vincolo di fraternità, ospitalità e rispetto, cioè mezzo per riconoscersi.
Nei primi secoli della storia della Chiesa il , cioè la professione di fede, indicava il simbolo che univa tutti i cristiani.
La forza del simbolo stava nel racchiudere in se un'idea astratta oppure una verità che diventava patrimonio collettivo, esplicando così un valore pedagogico e morale.
Il suo significato nel tempo subiva un'evoluzione, un arricchimento nel contenuto ed una raffinatezza nell'idea che voleva trasmettere, tanto che a volte lo portava ad acquisire un significato completamente diverso.
In tempi in cui l'analfabetismo era diffusissimo, la rappresentazione pittorica cristiana con i suoi simboli era mezzo ancora più efficace della parola o del racconto evangelico e biblico. Con la sua bellezza ed espressività infondeva nell'animo umano emozione e stupore e, come sosteneva Papa Gregorio, "commuoveva l'anima e stimolava la riflessione." Fu proprio il Papa Gregorio IV ad abolire l'iconoclastia nell'843 dopo un lunghissimo periodo di lotte intestine, durante le quali si cercò di vietare la raffigurazione di immagini sacre.
Studiando i simboli possiamo capire come l'essere umano li abbia usati per indicare emettere in evidenza il suo cammino etico e spirituale. Attraverso l'osservazione è possibile intuire significati che vanno al di là di ciò che visibilmente si percepisce.
Con questa presentazione ho inteso evidenziare i simboli rappresentati negli affreschi e raccontarne il significato che veniva loro attribuito anche in un lontano passato e che si è poi mantenuto nei secoli almeno in parte.

PORTALE (risalente alla ristrutturazione del 1600)
All'entrata della Chiesa, sopra il portale in arenaria, ci accoglie incisa sulla pietra una figura ovale recante al centro un sole con 14 raggi che contornano l'iscrizione JHS (Jesus Hominum Salvator). Tale figura è una mandorla denominata anche vescica piscis, in questa fattispecie però è ottenuta dalla combinazione di tre cerchi, ed è sempre associata alla simbologia del Cristo o della Madonna in Maestà.
l 14 raggi potrebbero essere messi in relazione con le stazioni della Via Crucis, la cui devozione si diffuse con le crociate dopo il XII secolo, periodo in cui fu possibile ricostruire il percorso di Gesù per le strade di Gerusalemme. La Via Crucis consentì di meditare sugli episodi della passione di Gesù lungo il percorso che partiva dal Palazzo del Pretorio di Ponzio Pilato fino al Monte Calvario della crocifissione. (San Leonardo da Porto Maurizio fu uno dei maggiori propagatori di questo rituale pasquale)
Alcuni studiosi interpretano il significato dei 14 raggi che escono dal cerchio solare in forma di luce, come se fossero suddivisi in due gruppi di sette in modo da rappresentare i due aspetti del maschile e del femminile che caratterizzano la manifestazione del creato.

SETTE ROSE BIANCHE (risalenti alla ristrutturazione del 1600 forse copia di un affresco precedente).
Nel mito della nascita di Venere-Afrodite, la dea emerse dalla schiuma del mare da cui spuntò anche un ceppo spinoso che, bagnato dal nettare degli dei, fiorì con boccioli di rose bianche. Un giorno la dea, soccorrendo Adone ferito da un cinghiale, si punse a un piede con una spina ed il sangue che sgorgò tinse di rosso la rosa.
Nella mistica islamica Saadi di Chiraz uno dei più grandi mistici sufi vissuto intorno al 1200, associava un giardino di rose alla contemplazione.
Nella tradizione cristiana un'antica leggenda orientale racconta che rose bianche spuntarono nel terreno sotto la croce di Gesù e che queste raccolsero il sangue che sgorgava dalle ferite, diventando così di colore rosso.
La rosa bianca o damascena (di Damasco, capitale della Siria) fu portata in occidente dai Templari, e dall'anno 1200 in poi fu coltivata estensivamente per ricavarne l'essenza, dal momento che aveva molti petali profumati. Si racconta che il Conte di Thibaut, comandante dell'esercito crociato in Terra Santa, conte di Champagne e Re di Navarra, nel 1229 giunse a Gerusalemme su invito di papa Gregorio IX.
Thibaut era soprannominato "le chansonnier" per la sua versatilità nella poesia. Tornato in Europa portò con se, non solo una reliquia della croce, ma anche il celebre vitigno "Chardonnay" da cui si ottiene lo "Champagne" e la famosa rosa bianca di Damasco. Essa è simbolo di sapienza, perche sboccia dall'albero di Jesse, è legato alla simbologia di Maria, cioè al cuore puro, alla misericordia, alla saggezza, alla sapienza.
Fin dai tempi più antichi il numero sette era il simbolo dell'ordine manifestato, simbolo di perfezione, di purificazione, agente di evoluzione e di conoscenza.
Ricordiamo i sette pianeti presso i Babilonesi, le sette scale e le sette porte presso gli Egizi che il defunto doveva salire per accedere nelle alte sfere e le sette porte di Isthar presso i sumeri.
Nell'Islam sette sono le porte del paradiso, sette i cieli, sette volte si gira attorno alla pietra sacra della Mecca (Kàaba).
Nella Bibbia sette sono gli scalini del Tempio di Salomone, sette i giorni della creazione, sette le porte della saggezza, sette i gradini della sapienza, sette i sigilli, sette le piaghe del giudizio. Nel cristianesimo sette i sacramenti, sette le virtù, sette i doni dello Spirito Santo (sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timor di Dio).
Sette le opere di misericordia corporali (dar da magiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, ospitare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti). Sette le opere di misericordia spirituali (consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti).
Presso i Templari sette erano i voti che dovevano essere pronunciati, tre che naturalmente erano riservati a tutti gli Ordini Monastici (obbedienza, povertà e castità) e quattro specifici templari (osservanza della tradizione dell'ordine, difesa della Terra Santa, protezione e soccorso dei pellegrini, promessa di non abbandonare l'ordine per un altro).
l sette voti dell'ordine templare potrebbero essere rappresentati nella Chiesa di s. Lucia dalle sette rose bianche affrescate, di cui tre sono boccioli che rappresentano i voti in comune con gli altri ordini monastici e quattro rose fiorite che stanno a significare i voti riservati ai templari.
Questo fiore assume spesso anche il significato di guida iniziatica.
La rosa, cioè il simbolo della Madonna, fu mezzo di salvezza per i Templari perche sistema di purificazione interiore {la rosa mystica).
Ricordiamo che le prime litanie mariane furono composte verso la fine del 1300, si pensa sotto l'influenza templare.
Il centro del fiore nascosto tra i petali fa pensare ai numerosi ostacoli posti fra l'uomo e la Suprema Conoscenza ed ai mistici ha suggerito gli infiniti misteri della fede, mentre i numerosi petali evocano l'armonia del creato.
Le spine, molto evidenti nella pittura murale, difendono la rosa dall'essere profanata da chi non è capace di seguire il cammino dell'introspezione e della meditazione attraverso il silenzio e la preghiera, che è una regola tipica dell'Ordine Monacale. Inoltre con le loro punte evocano l'idea del vertice rappresentando "elevazione spirituale".
Il fondo azzurro sta a significare la gioia dello spirito nella fede.

IL TRIANGOLO E L'OCCHIO DI DIO
Presso tutte le culture preistoriche, sia in Occidente che in Oriente, il triangolo rappresenta il divino e lo possiamo trovare in manufatti del neolitico e del paleolitico con il vertice girato verso il basso a rappresentare il femminile, l'umano, l'umido, la Grande Madre colei che dona la vita, la Grande Coppa pronta a ricevere l'acqua.
In periodo più tardo, sia in ambito greco che ebraico, il triangolo con la punta verso l'alto verrà usato per rappresentare il divino, il maschile, il fuoco, l'ascensione e la spiritualità.
Questa simbologia sarà poi ereditata dall'Ebraismo e dal Cristianesimo anche in senso numerico per i tre lati ed i tre angoli uguali: tre i figli di Noè, tre i giorni in cui Giona stette nel ventre della balena, tre le virtù teologali, tre i Magi.
Anche l'occhio in tutte le epoche ha sempre significato la potenza del divino in tutte le sue manifestazioni. Nell'antico linguaggio egizio il suo nome era "IRET" da cui deriva probabilmente anche il nome iride, ed era di genere femminile. Così pure era femminile "UDJAT" nome dell'occhio del dio Atum, dio creatore.
Questo ci fa capire perche in età neolitica, sempre in Egitto, era il simbolo della grande dea, la Dea Madre, la cui venerazione era diffusa anche in Europa ed Asia (Crawford, vedi foto internet). In epoca storica, con l'avvento della regalità e del potere divino del Faraone, in un antico papiro, verrà denominata "antichissima femmina del mondo, guida dell'ultimo signore" e "forza d'urto del dio supremo in tutte le sue manifestazioni".
Secondo un'antica leggenda, dall'occhio di Atum che definisce se stesso "il redentore" e la "grande parola" sgorgarono delle lacrime che generarono l'umanità. Egli creò la luce per "rendere visibile il creato nelle sue diverse forme" e "per riempire il cielo di bellezza", parole testuali dell'antico papiro.
Anche nella Bibbia troviamo l'occhio di Dio che rappresenta la sua onniscienza e la sua onnipotenza.
Nell'iconografia cristiana, sia cattolica che ortodossa, il triangolo con l'occhio e i raggi del sole è simbolo del mistero della Santissima Trinità, dell'onnipresenza di Dio, della trascendenza, dell'intelligenza, distributore di luce cioè "LOGOS" principio creatore.
Questo modo di rappresentare la divinità si diffuse dal 1500, dopo la controriforma per ribadire i nuovi dettami teologici.
Il triangolo come simbolo di Dio è presente in moltissime chiese, anche in quella parrocchiale di Apecchio, nell'affresco del battistero.
Ora parleremo degli affreschi che come ci è stato riferito dai restauratori risalirebbero al secolo XIII.

LA CROCE
La Croce rossa Templare che possiamo ammirare nella parete sinistra e destra dell'entrata, sull'aureola di Gesù bambino e su quella di Cristo in croce, si chiama Croce Patente e simboleggiava la passione di Cristo, ma anche la divinità e la sapienza.
Vari tipi di croce patente sono stati usati dai Templari anche se questa è sicuramente la più antica. Il nome deriva dal fatto che fu concessa loro dal Papa Eugenio III il giorno 27 aprile 1147 in occasione del Capitolo Generale del Tempio, quando furono mandati in aiuto a Luigi VII che si trovava in Terrasanta. Egli diede ai cavalieri la croce di panno rosso da fissare sulla spalla sinistra.
Sappiamo però che già nel 1139 tale croce è nominata come simbolo templare nella bolla papale "Omne datum optimum".
Le croci templari qui presenti sono più antiche degli affreschi, sono incise sul muro e poi dipinte. Sono presenti anche nel castello di Urana in Dalmazia e nella chiesa di San Giovanni Decollato in Pieve di Terzagni (Cremona), fatta costruire da Matilde di Canossa.
La croce è un antico simbolo cosmico, segno di armonia tra la terra e Dio, asse di collegamento fra il cielo e la terra, indice geografico dei punti cardinali.
Questo tipo di croce era già presente in Oriente da millenni e la ritroviamo in ceramiche eneolitiche ed in Mesopotamia a decorazione di recipienti circolari ma il significato sia dell'oggetto che del disegno non ci è noto.
Le ceramiche mesopotamiche risalgono al 4900 a.C. civiltà di Samarra. Possiamo ammirare lo stesso simbolo anche pendente al collo del Re Assiro-babilonese Shamshi-Adad V su un bassorilievo risalente al 823 a. C. (British Museum a Londra).
La croce presente nella Chiesa di S. Lucia ha quattro bracci uguali ed è inscritta in un cerchio immaginario non visibile che stava a significare un pensiero astratto. Il cerchio è la figura geometrica perfetta che si estende in tutte le direzione dello spazio ed il cui centro rappresenta l'origine Uno, progenitore di tutti i punti e di tutte le cose, è simbolo di eternità perche non ha ne inizio ne fine e perciò appartiene alla sfera del divino.
Esso ha un significato simile a quello dell' il serpente in forma di cerchio che si morde la coda, la fine che si ricollega all'inizio, l'eternità del divenire.
Il colore bianco e rosso della Croce Templare rappresentavano l'anima che si risveglia alla luce divina e che raggiunge l'illuminazione spirituale attraverso l'ascesi, ma avevano anche un significato specifico per l'Ordine e cioè il bianco per l'aspetto monastico ed il rosso per quello guerriero, il colore del loro sangue che erano pronti a versare ogni giorno ad imitazione di Cristo.
l due colori ci ricordano il dualismo al cui significato profondo essi sempre credettero tanto da rappresentarlo nei loro sigilli, due cavalieri sopra un unico cavallo a significare la fraternità.
Molti sostengono che rappresentassero il dualismo nell'Ordine dato dalla presenza di alcuni cavalieri dediti alla guerra ed altri, sempre investiti di dignità cavalleresca, dediti ad opere di pace. Questi ultimi sembra che fossero di provenienza cistercense. La croce rossa era impressa sulla tunica bianca, sulla spalla sinistra e sul mantello e fungeva simbolicamente da scudo.
l cavalieri avevano anche una funzione amministrativa, gestionale, culturale e sociale, infatti alcuni furono costruttori, teologi, banchieri e scienziati. Furono uomini di grande apertura mentale ed in Terrasanta ebbero la possibilità di venire a contatto con le fonti culturali orientali e con la grande civiltà islamica. Ebbero la possibilità di discutere e dialogare con uomini sapienti e illuminati, riuscendo a penetrare ed interpretare la profondità del pensiero orientale.
L'aureola, che ritroviamo nei disegni di Gesù bambino e Cristo in croce, è dipinta in forma di croce templare per rafforzare la simbologia templare di tutta la chiesa.
La Croce Patente, chiamata anche Croce delle Beatitudini, si presenta con le estremità dei bracci suddivise in otto punte, che significavano le otto beatitudini (beati i poveri di spirito perche di essi sarà il regno dei cieli, beati i mansueti perche possederanno la terra, beati coloro che piangono perche saranno consolati, beati coloro che hanno fame di giustizia perche saranno saziati, beati i misericordiosi perche riceveranno misericordia, beati i puri di spirito perche vedranno Dio, beati coloro che operano per la pace perche saranno i figli di Dio, beati i perseguitati perche sarà loro il regno dei cieli).
Scomponendo i diversi elementi della Croce Patente ed aggiungendo alcuni punti interni, si otteneva un alfabeto di 25 lettere utilizzato dai Templari per la compilazione di documenti segreti.
Per la tradizione cristiana più antica, il numero otto rappresentava l'ottavo giorno dopo la creazione ovvero il mondo ultraterreno, quello della resurrezione per il quale il battesimo rappresenta I'iniziazione. Moltissimi battisteri cristiani presentano la forma ottagonale.
Il battesimo è associato all'acqua e questa ai riti di fertilità ed ai culti della Grande Madre. Questa dea era tradizionalmente associata al pianeta Venere che compie il suo ciclo di fasi in otto anni terrestri e per questo uno dei suoi attributi più frequenti è la stella polare che si presenta con otto punte e che sempre fa riferimento all'ottagono (vedi stelle nelle pitture murali).
MARIA MADDALENA
Nell'affresco del Cristo in Croce vediamo inginocchiata Maria Maddalena, anzi Santa Maria Maddalena visto che è rappresentata con l'aureola dei santi, con i capelli sciolti con i quali aveva asciugato i piedi di Gesù nella casa del Fariseo Simone, è la peccatrice che però "ha molto amato". Ella è ritratta mentre sta per baciare e abbracciare i piedi del Cristo coperti di sangue che sono dipinti con solo tre dita molto più grandi della loro reale proporzione per assumere l'evidente significato simbolico della Trinità.
Nell'iconografia medioevale la veste di colore rosso e viola era segno della dignità sacerdotale e la Maddalena, nel suo significato simbolico più alto, rappresentava l'anima in cerca di Dio dal momento che si prese cura di Gesù nel Santo Sepolcro a differenza degli apostoli che si nascosero.
Nella Basilica inferiore di Assisi troviamo la Cappella della Maddalena affrescata da Giotto (1307) e dai sui collaboratori Stefano Fiorentino e Angiolello da Gubbio.
La Santa è raffigurata mentre sbarca a Marsiglia insieme ai fratelli Lazzaro e Zozimo da una barca senza timone in cui dei miscredenti li avevano messi al momento di cacciarli dalla Palestina.
Poi a collquio con gli angeli, durante la cena in casa del Fariseo, mentre riceve la veste da eremita da Zosimo, e mentre è comunicata da San Massimino.
Le immagini rappresentate nella cappella si ispirano all'opera pubblicata da Rabanus Maurus di Magonza intitolata "La vita di Maria Maddalena" risalente al secolo IX e da quella del Vescovo di Genova Jacopo de Varagine cioè la famosa "Leggenda aurea" scritta nel 1260 in cui vengono raccontate le vite di numerosi Santi.
Nella chiesa di Santa Lucia il Cristo che vediamo sulla croce è già morto. La drammaticità della scena è enfatizzata dal colore bianco delle carni che il pittore ha reso più credibile sfumandole con pennellate di verde chiarissimo. (Come ci ha fatto notare la nostra restauratrice Silvia Martinelli).
Intorno e sullo sfondo sono presenti ciuffi d'erba stilizzati in forma di piccole frecce, raggruppati in numero di uno, tre, cinque e otto.
In questo contesto, cioè nella crocefissione, il numero otto nella simbologia cristiana rappresentava la resurrezione dopo la morte, il cinque il numero delle piaghe, il tre i chiodi presenti sulle mani e sui piedi e l'uno naturalmente Dio nella Sua unicità.
Dopo Margaritone e Cimabue, con la scuola di Giotto quindi verso la fine del 1200, si iniziò la rappresentazione con un solo chiodo sui due piedi accavallati, così da giungere a tre chiodi complessivi in ossequio al significato allegorico, fors"anche esoterico, del numero 3. In precedenza i piedi erano rappresentati legati da una corda o appoggiati su un supporto oppure inchiodati separata mente.
Le figure poste al fianco della croce vengono generalmente attribuite a Maria e Giovanni come nella chiesa templare di San Bevignate a Perugia.

ANNUNCIAZIONE
Nella parete di sinistra è raffigurata Maria che indossa un abito rosso, colore dell'amore, ed un mantello blu il cui significato nel XIII secolo era quello di nobiltà e metafora di spiritualità e trascendenza.
Si nota un leggio con un libro aperto sopra un mobiletto chiuso con un chiavistello e sulla parete una nicchia contenente un vaso con acqua, che appare da dietro una tenda che è stata appena discostata.
Dal libro scaturiscono dei raggi di luce che trasportano una colomba verso Maria, ma osservando attentamente, la luce parte dalla mano di Dio che si trova nella parte sinistra del quadro contornato da una cornice dorata.
Oltre alla immagine di Dio onnivedente (che vede tutto) in forma di occhio, viene usato il simbolo della mano per rappresentare Dio onnipotente (che può fare tutto). Troviamo questo simbolo a Ravenna, nella Basilica di s. Vitale, nella pittura del sacrificio di Isacco, in cui appunto si vede la mano "dextera Dei" per indicare la volontà divina.
Anche a s. Apollinare in Classe è presente la croce gemmata sovrastata dalla mano, che indica la volontà di Dio Padre durante la trasfigurazione di Gesù.
Ancora in Assisi, nella Basilica Superiore, dove la mano squarcia il cielo azzurro per benedire s. Francesco in preghiera nella illustrazione della "rinuncia ai beni terreni".
La colomba nell'antica Grecia veniva allevata nei santuari dedicati a Venere e nell'iconografia medioevale era il messaggio della volontà di Dio, lo Spirito Santo, ma rappresentava anche la libertà da tutto ciò che lega l'essere umano alla materialità. "Ho visto uno Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di Lui" (Vangelo di Giovanni).
Il libro aperto (sedes sapientiae) che possiamo osservare sopra il leggio significava la parola della vita, il Cristo che si manifesta, ed era aperto affinché ogni uomo potesse leggere e apprendere la buona novella. Nella simbologia dell'arte medioevale significava anche la verità e la luce divina che irradia il mondo.
Il mobiletto con il chiavistello ci fa pensare che il libro doveva essere conservato chiuso precedentemente a significare l'assenza di Cristo prima della Sua venuta. Il chiavistello rappresentava la volontà di fissare uno stato di cose ben determinato senza possibilità di rettifica.
Questa raffigurazione ci fa capire che il libro doveva essere conservato con cura per poterlo aprire al momento giusto, momento in cui Dio si rivela e si fa uomo.
La tenda dietro Maria è stata appena aperta per mettere in evidenza il vaso colmo d'acqua e quindi svelarne il significato più profondo a lei correlato.
San Bernardo paragonò Maria ad un acquedotto che univa la terra al cielo: "La bevanda di vita che sgorga da Dio e discende sulla terra per abbeverare gli uomini". L'acqua è sempre stata fonte e simbolo di vita, essenza del potere passivo, femminile, mezzo di purificazione e rigenerazione. L'acqua è associata sempre agli antichi riti di fertilità della Grande Madre Terra.
Il vaso rappresenta l'utero di Maria, che viene chiamata nelle litanie lauretane: vas onorabile, cioè tabernacolo dell'eterna gloria, vas spirituale, cioè tempio dello Spirito Santo, vas insigne devotionis, cioè dimora consacrata a Dio perché nel suo grembo Dio si è manifestato.
La vita spirituale dell'uomo nasce con il battesimo, cioè con l'acqua simbolo di purificazione associata a Maria e mezzo per giungere a Dio.
Nella parte sinistra del quadro sicuramente è presente l'angelo Gabriele che purtroppo è nascosto dall'intonaco, però si intravede una scritta: IRATA, forse fa parte della frase: MATER ADMIRATA.
La presenza dell'Arcangelo è testimoniata dalla presenza nell'affresco di numerosi gigli.
Il giglio nell'antichità era il fiore attribuito alle Grandi Madri per la sua capacità riproduttiva. Presso i Romani era sacro a Giunone e rappresentava la castità, la bellezza, la pudicizia della madre di famiglia.
Nell'antico testamento aveva il significato di fioritura spirituale, infatti l'etimologia ebraica del suo nome è "fiore della luce". Era un attribuito regale, derivato dal tridente, e simboleggiava sia il potere regale che quello sacerdotale. Secondo I'iconografia medioevale era sovente accostato o tenuto in mano dall'Arcangelo Gabriele vestito di bianco, nella raffigurazione dell'Annunciazione sarà poi simbolo dell'Immacolata concezione.

MADONNA CON BAMBINO (forse assisa in trono per la presenza del ricco cuscino e forse anche incoronata come tutte le Madonne Templari)
Dagli Statuti di questo Ordine giunti fino a noi sappiamo che coloro che venivano iniziati erano tenuti a fare "promessa solenne" a Dio e a Maria Santissima a cui erano particolarmente devoti.
Sulla parete di sinistra possiamo ammirare la Madonna con Bambino. Gesù ha l'aureola con la croce templare, l'abito color giallo oro che rappresentava il fulgore del sole, la sua energia, il fondamento di ogni cosa e perciò simbolo dell'Uno e del divino.
La fascia bianca che lo cinge in vita come anche il colore del mantello della Madonna, rappresenta l'unità da cui emanano tutti i colori, perciò anche simbolo del divino e ricongiungimento dell'anima con la sfera divina.
La Madonna ha l'abito rosso, colore dell'amore sacro, e con il mantello bianco richiama i colori templari.
Le stelle con otto punte sul mantello di Maria erano il simbolo proprio di questa figura che è di origine celeste (Stella Maris), ed il cui nome Miriam deriva dall'egizio Mry o Mr che significa amata o amore o secondo altri dall'ebraico Mara o Mari che significa signora o principessa.
Alcuni studiosi sostengono che le stelle con i loro otto raggi ed il loro orientamento potrebbero racchiudere un messaggio scritto interpretabile attraverso un codice templare segreto.

SAN SEBASTIANO
Sempre sulla parete di sinistra possiamo vedere rappresentato San sebastiano il cui emblema è la freccia ed il cui nome deriva dal greco e significa "venerabile". Veniva invocato per difendersi dalla peste, allora malattia molto diffusa che si credeva fosse una punizione divina scagliata sulla terra per mezzo di frecce. l templari erano devoti al santo poiche come loro era un soldato e nello stesso tempo un devoto cristiano che si era prodigato per il bene dell'umanità. Conosciamo la vita del Santo attraverso il racconto di Arnobio il Giovane, risalente al V secolo.
Era nato a Milano nel 283 e si era trasferito a Roma da giovane dove aveva intrapreso la carriera militare diventando tribuno della lo coorte della guardia imperiale. Educato dai genitori alla fede cristiana aiutò con discrezione i bisognosi facendo opera di conversione anche fra le classi nobili romane. Sotto il regno di Diocleziano fu scoperto e condannato a morte, legato ad un palo fu trafitto da frecce che però non lesero parti vitali. Dopo l'esecuzione il suo corpo fu abbandonato in pasto agli animali. La vedova Irene, cristiana, quando andò per seppellirlo si accorse che era ancora vivo. Lo portò a casa sua dove lo curò fino alla guarigione. Sebastiano invece di fuggire da Roma rimase e continuò la sua opera finche fu di nuovo catturato e, questa volta, flagellato e finito a bastonate: è perciò il Santo cristiano martirizzato due volte.
L 'affresco in cui è stato ritratto in parte è andato perduto. Possiamo vedere solo dieci delle probabili dodici frecce che furono scagliate contro il Santo. Queste rappresentavano le prove fisiche e mistiche che dovette affrontare per passare da un piano materiale alla pienezza del sacro.
Oggi è protettore della Polizia e Patrono delle Confraternite di Misericordia.

SANT'AGNESE
Entrando in chiesa subito a sinistra, possiamo ammirare l'immagine di Sant'Agnese, vestita di bianco, giovanissima e bellissima, che stringe sul seno un agnello simbolo di purezza, sacrificio e candore, enfatizzato anche dall'abito bianco che indossa.
Nel Medioevo il bianco era anche il colore di chi si preparava a mutare condizione, a passare da quella fisica, materiale a quella spirituale, ed il candore della Santa nel suo significato più profondo è legato alla simbologia templare.
La vita di Sant'Agnese è raccontata nella Leggenda Aurea, ripresa da leggende precedenti molto più antiche.
Ella apparteneva ad una famiglia patrizia cristiana ed, ancora giovanissima di tredici anni, fu martirizzata durante le persecuzioni di Diocleziano.
Il figlio del prefetto di Roma si era invaghito di lei, ma la Santa lo respinse per dedicare completamente la sua vita a Dio.
Il giovane la denunciò e di conseguenza fu martirizzata venendo esposta nuda in quella che oggi è piazza Navona, dove fu poi costruita in suo onore l'omonima chiesa, che prese il posto del postribolo in cui era stata umiliata.
Ogni anno ancora oggi vengono allevati dai religiosi due agnelli che vengono offerti al Pontefice, affinche con la loro lana siano intessute le bianche stole dei Patriarchi e dei Metropoliti.
Sant'Agnese indossa una collana rossa ed una blu, il primo colore rappresenta l'amore e la carità ed il secondo è metafora di spiritualità e trascendenza mentre la collana stessa è simbolo di legame con il Divino.

QUADRO DI SANTA LUCIA ('700)
La Santa è ritratta mentre tiene sulla mano destra una alzatina con sopra gli occhi, che sono il simbolo della luce che illumina il cammino cristiano.

QUADRO RAFFIGURANTE LA NASCITA DI SAN GIOVANNI BATTISTA ('600)
Nella parte sinistra si intravede, attraverso la porta, Elisabetta madre di Giovanni che ha appena partorito assistita da una donna e da un uomo che tiene in mano un vassoio con una brocca.
Il bambino è adagiato sulle ginocchia di una donna anziana, sicuramente Sant'Anna, protettrice delle partorienti e madre di Maria che si trova alle sue spalle ed è riconoscibile dal velo di colore celeste e dallo sguardo fissato lontano nel pensiero della sua futura maternità.
All'estrema destra è raffigurata una giovinetta con le spalle rivolte verso la scena descritta, in avanzato stato di gravidanza, forse si tratta della figlia del committente il quadro.
Due figure di giovinette richiamano il simbolo dell'acqua (maternità e battesimo), la prima a sinistra con un catino ricolmo d'acqua e la seconda a destra in basso mentre versa con una brocca l'acqua in un altro catino.
Un'altra giovinetta in basso porta un'offerta di otto pani sopra un vassoio, simbolo del cibo spirituale destinato ai battezzati.
In alto un angelo incorona con il serto dei martiri (con la palma) Santa Agata che reca in mano le tenaglie con le quali le sono stati strappati i seni durante il martirio. (La Santa è protettrice delle donne con malattie al seno). A destra viene incoronato con un semplice serto di fiori San Domenico.
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Luciano Granci

Responsabile Ufficio IAT

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Daniela Rossi

Guida turistica

Daniela è una guida turistica certificata. La sua simpatia e le sue competenze vi sorprenderanno.

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